martedì 22 marzo 2011

THE ETERNAL SUNSHINE OF THE SPOTLESS MIND

C'è qualcosa che ogni giorno ci ricorda chi siamo. Questo qualcosa sono i ricordi.
Cosa succederebbe se ci alzassimo una mattina senza avere più alcuna traccia di noi stessi, delle persone che ci hanno fatto sorridere ma soprattutto di quelle che ci hanno fatto piangere?

The eternal sunshine of the spotless mind è un film che celebra la forza dirompente e nostalgica dei ricordi. Quelli che collezioniamo negli album della nostra vita, che teniamo segretamente custoditi nei cassetti della nostra mente.
Joel e Clementine sono ormai al capolinea della loro relazione. Timido e riservato lui, eccentrica ed esuberante lei, si ritrovano prigionieri di una relazione che non riconoscono più. Ancora una volta sarà l'intraprendente Clementine a decidere per entrambi: abbandona la loro casa e si rivolge ad un'agenzia specializzata nella rimozione dei ricordi. Il giorno dopo di Joel e della loro tormentata storia d'amore non vi è più alcuna traccia. Venuto a conoscenza della cosa Joel decide di fare altrettanto, ma durante la seduta si pente riuscendo così a mantenere nascosta, nei meandri della sua mente, una piccolissima, labile traccia dell'amata.
La mattina seguente Joel si sente frastornato e in preda ad una strana sensazione di disorientamento decide di prendere un permesso da lavoro e andare a fare una passeggiata al mare, non a caso nel luogo del primo incontro con Clementine. Ed ecco che il caso, beffardo come al suo solito, li fa rincontrare durante il viaggio di ritorno in treno, due sconosciuti che capiscono al primo sguardo di conoscersi da molto tempo.

Il film è un viaggio onirico tra i sentieri tortuosi della memoria, con quella caratteristica impronta visionaria che contraddistingue lo stile del regista francese Michele Gondry (autore di un altro memorabile film L'arte del sogno). Vincitore del premio Oscar nel 2005 per la sceneggiatura, il film è stato vergognosamente proiettato nelle sale italiane con il titolo Se mi lasci ti cancello, che altera la raffinata poeticità del titolo originale, citazione di un verso dell'opera Eloisa to Abelard del poeta inglese Alexander Pope:

How happy is the blameless vestal's lot.       
The world forgetting, by the world forgot.
Eternal sunshine of the spotless mind.
Each pray'r accepted, and each wish resign'd  

Com'è felice il destino dell'incolpevole vestale.
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida.
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio.

E voi sareste disposti a farvi cancellare i ricordi di un amore passato per quanto possano ancora fare male?



UNA TRISTE COMMEDIA: "I RAGAZZI STANNO BENE"

      Commedia divertente e intelligente: questo è ciò che campeggia sulla locandina del film «I ragazzi stanno bene» di Lisa Cholodenko. Non sapendo assolutamente nulla del film mi son lasciata attrarre dall’immagine del manifesto: una bella tavolata attorniata da un grupetto di due donne, un uomo, un ragazzo e una ragazza. L’impressione d’allegria che la foto mi suscitava era però offuscata dal titolo, che istintivamente collegavo a film drammatico/melensi, dove il protagonista simula conversazioni con il coniuge defunto su svariati argomenti, genere del quale non avevo nessuna voglia quella sera. Galeotti furono quei due attributi che mi convinsero. Il film era tutt’altro che una commedia divertente.


       La storia narra di una famiglia di quattro membri: due mamme lesbiche, Nick e Jules, regolarmente sposate con due figli, Joni e Laser , avuti tramite inseminazione artificiale grazie allo medesimo donatore. Il luogo dove si svolge la vicenda rimane incerto. La figlia più grande Joni, compiuti diciott’anni, decide di fare un favore al fratello e contatta il donatore, ovvero il padre naturale dei due, tutto all’insaputa delle mamme. Joni e Laser incontrano così Paul, tipico uomo sulla quarantina, eterno giovincello, single, che si fa la sua bella vita. Quest’incontro non sconvolgerà tanto l’ esistenza dei due ragazzi quanto il rapporto di coppia delle due mamme, mettendolo fortemente in crisi.
Durante la visione della pellicola sono stata più volte tentata di lasciare la sala; non tanto per la situazione familiare presentatami, coppia lesbica e inseminazione artificiale, che non condivido, ma che riconosco essere una scelta di vita presente nella società di oggi, quanto per il modo superficiale con cui essa è stata trattata. Innanzitutto le numerose scene erotiche, superflue per l’economia del film, inoltre l’ostinata volontà della regista di voler presentare la coppia lesbica omologandola ad una coppia eterosessuale con gli stessi problemi e difficoltà cosa difficile che sia data la mancanza di un carattere maschile. Infine la mancanza di realismo nel presentare la vita dei figli: due ragazzi miracolosamente normali che non sembrano aver subito alcuna conseguenza dalla situazione familiare in cui si trovano. L’unica cosa che salverei è la grande abilità recitativa delle due protagoniste:  Mia Wasikowska, Julianne Moore.

DIVORZIO ALL'ITALIANA

Divorzio all’italiana, una brillante commedia diretta da Pietro Germi.
Lui il barone Ferdinando Cefalù di Agramonte, interpretato da un Mastroianni di indiscussa bravura; lei la sedicenne cugina Angela, una giovanissima Stefania Sandrelli. L’uomo, rapito dall’amore per la ragazza, tenta di trovare un modo per liberarsi dell’assillante moglie Rosalia (Daniela Rocca), ma ha molte difficoltà: siamo infatti negli anni Sessanta e il divorzio non è ancora entrato in vigore in Italia. Ed è così che deve trovare un’altra via di fuga. In una sequenza di scene comiche vediamo il barone Cefalù architettare uno spietato piano: trovare un amante per Rosalia, in modo da poterla assassinare ed appellarsi alla legge sul delitto d’onore, ancora in vigore a quei tempi, che permetteva una riduzione della pena in caso di reato per la salvaguardia dell’onore.
Dopo varie peripezie Ferdinando riesce nell’impresa, e, incitato da tutto il paese a vendicare la reputazione perduta, può finalmente assassinare la donna e aver diritto ad una condanna di soli tre anni. Tornato in libertà, sposa finalmente la bella Angela, ma il matrimonio prende una piega inaspettata…
Nonostante la distanza temporale, questa commedia degli anni Sessanta riesce ancora  a farci ridere, ma allo stesso tempo ci permette di considerare l’arretratezza di tradizioni secolari che fino a solo cinquant’anni fa caratterizzavano piccoli paesini della Sicilia, ed in generale tutta la società italiana.
Germi, abile nel trattare argomenti tragici con ilarità, opera una denuncia dell’Italia di quel tempo, in particolare del ritardo della legislazione; il film è ancora attualmente interessante per riflettere sul cambiamento del nostro Paese, ma anche sui residui di una mentalità che, in alcuni casi, ci accompagna ancora oggi.
Un susseguirsi di colpi di scena, un Mastroianni ironicamente feroce e amaro e un’eccellente colonna sonora di Carlo Rustichelli, che scandisce le sequenze di una pellicola che è stata indubbiamente un modello nella storia del cinema. 

LA VITA E' BELLA

Qualcuno vi ha mai chiesto quale fosse il vostro film preferito di sempre?
Mi hanno sempre messa in difficoltà domande di questo tipo (anche quando mi chiedevano del libro più amato)... Mi sembrava che tutto sommato la vera domanda fosse un'altra, e cioè: "Cosa cerchi tu nel cinema? Cosa dà valore al prodotto filmico? Quanto la tecnica, e quanto la narrazione?". Insomma, sono quei momenti che ti senti un pò alle strette, e non vuoi "dire un sì" ad un film così su due piedi. :-)
Se però dovessi "impegnarmi seriamente" con una pellicola in celluloide, penserei a LA VITA E' BELLA...

Benigni con la moglie e il figlio


Guido Orefice è un giovane ebreo che dalla campagna giunge in città. Il suo desiderio è quello di aprire una piccola libreria ma, in attesa di ottenere dai burocrati locali i permessi, si adatta a fare il cameriere agli ordini dello zio al Grand Hotel. Giungendo in città si imbatte nella maestrina della scuola locale, Dora, di cui si innamora, nonostante essa sia fidanzata con Rodolfo, uomo arrogante e facilmente irritabile. Egli fa di tutto per vederla fino a che, proprio nel bel mezzo della festa di fidanzamento, anche Dora si accorge di amare Guido e con lui fugge. Dalla loro unione nasce Giosuè. Ma presto la felicità familiare è rotta: le discriminazioni nei confronti degli Ebrei si sono ormai tradotte in leggi razziali. Un giorno padre, figlio e zio vengono portati in un campo di sterminio, e Dora decide di farsi deportare anch’essa nonostante non sia ebrea. Guido, per proteggere Giosuè da tutti gli orrori, gli fa credere di star partecipando ad un gioco; la morte lentamente  porta via gli altri bambini,  gli anziani e molti deportati. Guido, mentre ormai i Tedeschi stanno per abbandonare il campo, cerca disperato la moglie, ma viene ucciso. Giosuè si salva, e mentre è in braccio a un soldato americano, sul carro armato tanto desiderato, vede la mamma, e, tra le sue braccia, le dice che hanno vinto il primo premio.   

La prima inquadratura è disorientante: in uno spazio non identificabile appaiono due personaggi che lo spettatore ancora non conosce. Una voce dice che si tratta di una storia, di una favola dove saranno compresenti felicità e dolore, ma le sensazioni che l’ambientazione trasmette, in particolare l’elemento della nebbia che rende indistinti i profili delle persone e degli edifici,  sono inquietudine e smarrimento. Più tardi nel film verrà ripresa la stessa scena, questa volta contestualizzabile: Guido nel campo di concentramento porta in braccio il figlio, si perde, spera ancora che possa trattarsi di un sogno, ma arriva davanti ad una montagna di scheletri. Di sogno certo non si tratta. Lo smarrimento iniziale dello spettatore, la sua ricerca di senso è allora ciò che lo stesso Guido ora prova in maniera molto più drammatica.
Questa inquadratura acquisisce ancora più risalto nel momento in cui viene immediatamente seguita, quasi per opposizione, da una che propone uno spazio soleggiato e arioso, il vasto spazio della campagna. L’uscita della macchina dalla strada sterrata la porta ad attraversare questo spazio naturale per immettersi nuovamente in una strada, più ampia della prima, asfaltata, dove addirittura deve passare il re in persona.
Ecco allora che in una tale ambientazione la felicità sembra essere davvero possibile, ecco dopo la nebbia il sole, dopo uno sguardo che non può distinguere le cose se non a una breve distanza lo sguardo che può spaziare, ecco la tragedia, ed ecco il riso; tale alternanza, o forse compresenza, è caratteristica peculiare di tutto il film, dove i toni sono sempre quelli giusti per non irridere e per non assolvere, dove la tragedia (ed il suo spazio tragico) è sempre presente.
La comicità della scena non è fine a se stessa, così come quando Guido in veste di ispettore celebrerà la “razza pura”, oppure quando si troverà con Giosuè di fronte al cartello “vietato l’ingresso ai cani e agli Ebrei”: è una comicità che fa riflettere, diviene declinazione dell’amore, vero leitmotiv della vicenda. L’amore per la vita, per tutte le persone, per la propria famiglia; amore come incanto e sorpresa, complicità e sacrificio, canto che nella nebbia può comunque raggiungere la donna amata, camminata da burattino di fronte al nascondiglio del proprio figlio, per riporre in lui la fiducia nelle bellezze della vita.


Ecco che allora, se dovessi consigliare, o pensare al film di sempre, parlerei di questo... Perchè che la vita sia bella è una convinzione che sento davvero mia.

RANGO

Accorrete, amanti dei polverosi spaghetti western alla Sergio Leone.
Accorrete, amanti dell'animazione digitale.

Sia che il vostro sogno sia mangiare scodelle colme di roboanti fagioli rossi, sia che desideriate più di tutto diventare un luccicante e ben definito protagonista dei più moderni cartoni animati, con Rango siete nel posto giusto! 

Per la precisione vi trovate a Polvere (Dusty), una cittadina al centro del deserto, abitata da rettili, opossum, tartarughe, roditori e devastata dalla siccità. L'acqua è il bene più prezioso, risparmiato faticosamente e accumulato in un gran boccione di vetro, custodito nel caveau della banca della città. Ma qualcuno trama nell'ombra, forze misteriose e crudeli privano gli abitanti della loro principale ricchezza, costringendoli ad una vita di sacrifici e scelte sofferte. In questo scenario secco e desolato, sarà Rango, un camaleonte cascato fuori dal nulla, a decorarsi della stella di sceriffo e riportare Polvere alla normalità. 


Il film ha le carte giuste per solcare la strada del successo: ottima qualità digitale, storia intrigante e dal sapore un po' nostalgico da vecchio West, personaggi splendidi e molto caratterizzati, umorismo coinvolgente. Siamo davanti ad un piccolo capolavoro che fa venir voglia di tornar bambini e non attendere che l'uscita in dvd per poterselo gustare e rigustare a piacimento. 

E, più di ogni altro, affascina il personaggio principale, Rango. Camaleonte beota, privo di qualsiasi esperienza di vita, chiuso in un mondo asettico e irreale, che d'improvviso viene sbalzato fuori e si trova obbligato a costruirsi un'identità per poter affrontare realtà e relazioni sociali. Senza sapere bene come, sfruttando le sue stupende doti d'attore, gli verrà affibbiata una personalità posticcia, quella dell'eroe, che faticosamente dovrà riempire di senso e struttura. Che aggiungere? Solo che nella versione originale, in lingua inglese, è l'inarrivabile Johnny Depp a prestare voce e modi al protagonista. Basterebbe questo a trascinare masse di persone nei cinema.

E adesso.... "Adesso si cavalca!"
                                      (Rango)



La comunicazione e i suoi supporti. Prima lezione del Laboratorio di Redazioni Specialistiche 2011

L'uomo è un animale sociale. 
E comunicante.
Caratteristiche primarie che lo differenziano dalle altre specie animali sono, infatti, il linguaggio e la volontà espressiva. 

Nella prima lezione abbiamo tracciato un percorso che ci ha condotto dalla cultura dell'oralità fino all'attuale società dell'informazione, dominata dalla rete e da un fittissimo scambio di contenuti. Tappe intermedie fondamentali sono rappresentate dall'invenzione della scrittura (Mesopotamia, IV millennio a.C.) e dall'invenzione della stampa (Renania, seconda metà XV secolo).

I processi comunicativi e i mezzi che consentono la loro attuazione sono fortemente legati alle modalità di pensiero e di lettura della realtà. Nelle società arcaiche era la memoria l'unico e basilare contenitore di informazioni, che si tramandavano immutate di generazione in generazione grazie alla forza della tradizione. La parola era viva e continuamente in movimento.

Con l'evoluzione della forma mentis, evolvono anche i sistemi di trasmissione e conservazione dei contenuti. Prima di approdare a sistemi alfabetici, nei quali ogni suono corrisponde ad un segno grafico, si passa dai pittogrammi e dagli ideogrammi, simboli che designano rispettivamente cose e concetti. 
L'alfabeto, invece, è un sistema codificato che rende visibile il linguaggio tramite segni convenzionali e che permette allo scrivente di determinare con esattezza ciò che il lettore produrrà dal testo.

L'invenzione dei caratteri mobili, di oggetti che rappresentano fisicamente gli elementi alfabetici, è la seconda grandiosa novità, che permette attraverso il processo di stampa di creare multipli di uno stesso testo. La forza dell'invenzione di Gutemberg sta proprio nella moltiplicazione, concetto che sarà poi fatto proprio dalle società industriali. I torchi diffondono in tutta Europa idee, filosofie, proposte, testi polemici e testi popolari... insomma, si fanno portatori del pensiero e della civiltà. 

Nell Ottocento si assiste ad importanti innovazioni (torchi meccanici, rotative, stampa offset), ma è nella seconda metà del Novecento che si situa l'invenzione destinata a sconvolgere l'intero sistema comunicativo: il calcolatore, o computer. Ad esso, negli anni '90, si associa la seconda dirompente novità: il WWW (World Wide Web), la rete internet dagli infiniti centri e dagli infiniti legami, che avvolge il mondo intero in un viluppo di informazioni.

Tutto cambia. Cambiano le modalità di pensiero, produzione e distribuzione dei contenuti, si allarga in modo smisurato il numero dei potenziali fruitori, mutano i sistemi di riproduzione e scambio di testi e nascono files multimediali che coniugano parole, immagini, video. Il ruolo del lettore è sempre più accentuato. Chiunque ha la possibilità di commentare e condividere le proprie opinioni. L'autore si fa sempre più evanescente. Ogni testo può essere aggiornato e modificato in qualsiasi momento: è la dissoluzione del legame scrittura/stampa al quale siamo abituati da secoli. 

Focalizzando la nostra attenzione sui testi digitali, si possono individuare alcune caratteristiche: 
- non concreto, non fisico
- riproducibile
- modificabile
- multimediale
- interattivo
- personale e personalizzabile

Con poche pennellate, si è cercato di dar conto delle nuove, entusiasmanti e, alle volte, preoccupanti prospettive della comunicazione. Il discorso non si ritiene certo esaurito, ma sono state gettate numerose esche alle quali abboccare per inoltrarsi in discussioni costruttive e coinvolgenti, soprattutto per chi, come noi, ha degli evidenti interessi personali e lavorativi nel mondo della comunicazione, dei testi e dell'editoria.