martedì 22 marzo 2011

LA VITA E' BELLA

Qualcuno vi ha mai chiesto quale fosse il vostro film preferito di sempre?
Mi hanno sempre messa in difficoltà domande di questo tipo (anche quando mi chiedevano del libro più amato)... Mi sembrava che tutto sommato la vera domanda fosse un'altra, e cioè: "Cosa cerchi tu nel cinema? Cosa dà valore al prodotto filmico? Quanto la tecnica, e quanto la narrazione?". Insomma, sono quei momenti che ti senti un pò alle strette, e non vuoi "dire un sì" ad un film così su due piedi. :-)
Se però dovessi "impegnarmi seriamente" con una pellicola in celluloide, penserei a LA VITA E' BELLA...

Benigni con la moglie e il figlio


Guido Orefice è un giovane ebreo che dalla campagna giunge in città. Il suo desiderio è quello di aprire una piccola libreria ma, in attesa di ottenere dai burocrati locali i permessi, si adatta a fare il cameriere agli ordini dello zio al Grand Hotel. Giungendo in città si imbatte nella maestrina della scuola locale, Dora, di cui si innamora, nonostante essa sia fidanzata con Rodolfo, uomo arrogante e facilmente irritabile. Egli fa di tutto per vederla fino a che, proprio nel bel mezzo della festa di fidanzamento, anche Dora si accorge di amare Guido e con lui fugge. Dalla loro unione nasce Giosuè. Ma presto la felicità familiare è rotta: le discriminazioni nei confronti degli Ebrei si sono ormai tradotte in leggi razziali. Un giorno padre, figlio e zio vengono portati in un campo di sterminio, e Dora decide di farsi deportare anch’essa nonostante non sia ebrea. Guido, per proteggere Giosuè da tutti gli orrori, gli fa credere di star partecipando ad un gioco; la morte lentamente  porta via gli altri bambini,  gli anziani e molti deportati. Guido, mentre ormai i Tedeschi stanno per abbandonare il campo, cerca disperato la moglie, ma viene ucciso. Giosuè si salva, e mentre è in braccio a un soldato americano, sul carro armato tanto desiderato, vede la mamma, e, tra le sue braccia, le dice che hanno vinto il primo premio.   

La prima inquadratura è disorientante: in uno spazio non identificabile appaiono due personaggi che lo spettatore ancora non conosce. Una voce dice che si tratta di una storia, di una favola dove saranno compresenti felicità e dolore, ma le sensazioni che l’ambientazione trasmette, in particolare l’elemento della nebbia che rende indistinti i profili delle persone e degli edifici,  sono inquietudine e smarrimento. Più tardi nel film verrà ripresa la stessa scena, questa volta contestualizzabile: Guido nel campo di concentramento porta in braccio il figlio, si perde, spera ancora che possa trattarsi di un sogno, ma arriva davanti ad una montagna di scheletri. Di sogno certo non si tratta. Lo smarrimento iniziale dello spettatore, la sua ricerca di senso è allora ciò che lo stesso Guido ora prova in maniera molto più drammatica.
Questa inquadratura acquisisce ancora più risalto nel momento in cui viene immediatamente seguita, quasi per opposizione, da una che propone uno spazio soleggiato e arioso, il vasto spazio della campagna. L’uscita della macchina dalla strada sterrata la porta ad attraversare questo spazio naturale per immettersi nuovamente in una strada, più ampia della prima, asfaltata, dove addirittura deve passare il re in persona.
Ecco allora che in una tale ambientazione la felicità sembra essere davvero possibile, ecco dopo la nebbia il sole, dopo uno sguardo che non può distinguere le cose se non a una breve distanza lo sguardo che può spaziare, ecco la tragedia, ed ecco il riso; tale alternanza, o forse compresenza, è caratteristica peculiare di tutto il film, dove i toni sono sempre quelli giusti per non irridere e per non assolvere, dove la tragedia (ed il suo spazio tragico) è sempre presente.
La comicità della scena non è fine a se stessa, così come quando Guido in veste di ispettore celebrerà la “razza pura”, oppure quando si troverà con Giosuè di fronte al cartello “vietato l’ingresso ai cani e agli Ebrei”: è una comicità che fa riflettere, diviene declinazione dell’amore, vero leitmotiv della vicenda. L’amore per la vita, per tutte le persone, per la propria famiglia; amore come incanto e sorpresa, complicità e sacrificio, canto che nella nebbia può comunque raggiungere la donna amata, camminata da burattino di fronte al nascondiglio del proprio figlio, per riporre in lui la fiducia nelle bellezze della vita.


Ecco che allora, se dovessi consigliare, o pensare al film di sempre, parlerei di questo... Perchè che la vita sia bella è una convinzione che sento davvero mia.

1 commento:

  1. Bellissima la tua descrizione, non ho mai visto questo film fino ad ora, perchè temevo non fosse il mio genere...
    Magari con un po' di compagnia potrà conquistarmi come ha fatto con te ;-)
    Ciao e grazie

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