Commedia divertente e intelligente: questo è ciò che campeggia sulla locandina del film «I ragazzi stanno bene» di Lisa Cholodenko. Non sapendo assolutamente nulla del film mi son lasciata attrarre dall’immagine del manifesto: una bella tavolata attorniata da un grupetto di due donne, un uomo, un ragazzo e una ragazza. L’impressione d’allegria che la foto mi suscitava era però offuscata dal titolo, che istintivamente collegavo a film drammatico/melensi, dove il protagonista simula conversazioni con il coniuge defunto su svariati argomenti, genere del quale non avevo nessuna voglia quella sera. Galeotti furono quei due attributi che mi convinsero. Il film era tutt’altro che una commedia divertente.
La storia narra di una famiglia di quattro membri: due mamme lesbiche, Nick e Jules, regolarmente sposate con due figli, Joni e Laser , avuti tramite inseminazione artificiale grazie allo medesimo donatore. Il luogo dove si svolge la vicenda rimane incerto. La figlia più grande Joni, compiuti diciott’anni, decide di fare un favore al fratello e contatta il donatore, ovvero il padre naturale dei due, tutto all’insaputa delle mamme. Joni e Laser incontrano così Paul, tipico uomo sulla quarantina, eterno giovincello, single, che si fa la sua bella vita. Quest’incontro non sconvolgerà tanto l’ esistenza dei due ragazzi quanto il rapporto di coppia delle due mamme, mettendolo fortemente in crisi.
Durante la visione della pellicola sono stata più volte tentata di lasciare la sala; non tanto per la situazione familiare presentatami, coppia lesbica e inseminazione artificiale, che non condivido, ma che riconosco essere una scelta di vita presente nella società di oggi, quanto per il modo superficiale con cui essa è stata trattata. Innanzitutto le numerose scene erotiche, superflue per l’economia del film, inoltre l’ostinata volontà della regista di voler presentare la coppia lesbica omologandola ad una coppia eterosessuale con gli stessi problemi e difficoltà cosa difficile che sia data la mancanza di un carattere maschile. Infine la mancanza di realismo nel presentare la vita dei figli: due ragazzi miracolosamente normali che non sembrano aver subito alcuna conseguenza dalla situazione familiare in cui si trovano. L’unica cosa che salverei è la grande abilità recitativa delle due protagoniste: Mia Wasikowska, Julianne Moore.


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